597 Cadin Alto malga Monte Alto

Malga Monte Alto

Panoramico giro ad anello, Cadin Alto, Malga Monte Alto

Data: 07-03-2021

Scheda Tecnica Riassuntiva:

Cima: Monte Alto
Gruppo Montuoso: Monte Corno, Corona, Lago Santo
Cartina: Tabacco 062 Altopiano di Cembra e dei Mocheni
Segnavia: 408, 408-a 409, Sentiero Remondini
Tipologia sentiero: Sentiero Escursionistico
– (E) Sentiero privo di difficoltà tecniche che corrisponde in gran parte a mulattiere realizzate per scopi agro – silvo – pastorali, militari o a sentieri di accesso a rifugi o di collegamento fra valli vicine (nella scala di difficoltà C.A.I. è classificato E – itinerario escursionistico privo di difficoltà tecniche).
Quota partenza: 211 m.s.l.m
Quota da raggiungere: Malga Monte Alto 1080 m.s.l.m
Dislivello: 869 m. (A + B) 1684 m., totali con GPS
Tempi di percorrenza*: 8 ore 50 minuti pause comprese
Difficoltà*: Escursionistico, per escursionisti allenati
Giro: anello (21 km)
Punti di appoggio: Rifugio Sauch in stagione
Acqua, sorgenti: non rilevate
Località: Cadino, loc. Nassi di Cadino
Copertura cellulare: sì
Parcheggio/i: sì in vari punti
Tappe del percorso: Nassi di Cadino 211, Cadino Alto m. 525, Cima del Dosson m. 730, Tovare m. 665, le malghe di Faedo 727 m., sentiero dei Remondini, malga monte Alto 1080 m., Passo della Crocola 948 m., Pineta di Faedo, castello Monreale, Cadino la Cacciatora m. 200,
Partecipanti: Sandra B., Daniela, Salvatore S.

Nota: * i tempi di percorrenza e le difficoltà sono in base alla propria preparazione psico-fisica e tecnico pratica, conoscenza del ambiente alpino, di progressione, movimento in ambiente alpino capacità di orientamento.

L’escursione in dettaglio:

Siamo ancora in piena epidemia-pandemia, i colori arancione e rosso la fanno da padrone e ci costringono entro territori ristretti, ma noi andiamo alla ricerca del verde dei prati, del blu della volta celeste, del marrone del bosco che sta rinascendo, anche restando nei paraggi di casa. Non conoscevo il percorso fatto oggi, mi ha sorpreso e affascinato molto per la sua naturale bellezza, per la presenza di una cascata, piccola ma bella, che scende da una ripida parete e di un circo di rocce al cui interno pare di essere nella bocca di un vulcano spento, sospeso sulla Valle del Adige, con vista da Trento a Bolzano. Questo itinerario è lungo, ma è anche possibile interromperlo in parecchi punti.

Al Cadino Alto

Da Trento raggiungiamo Cadino, dove, in località Nassi di Cadino sulla Strada Statale 12, troviamo un paletto con segnaletica SAT/CAI che segna l’inizio del sentiero 408.
Camminiamo costeggiamo i vigneti, proprietà privata, quindi restando rigorosamente sul sentiero ci alziamo, seguendo i numerosi segni rosso bianco rosso e giungiamo a un cippo che ricorda due alpinisti caduti dalla cascata che vedremo poi. D’inverno gela, formando una vela bianca appesa alla immensa parete, oggi è innocua, ma purtroppo quel giorno la vela decise di sventolare… precipitando i due poveri alpinisti alla base della parete.
Ci inoltriamo nel bosco e iniziamo a salire l’erto e serpentino sentiero fino a incontrare un cancello con tornello che ci conduce ancora una volta in una proprietà privata. Il sentiero ci porta a quota 525 metri, nella radura coltivata a vigneto, del Cadino Alto, proprietà privata che concede il passaggio del sentiero 408 per i suoi terreni, arriviamo quindi alle casa colonica con un affresco sbiadito sulla facciata, non riusciamo a distinguere cosa sia dipinto, o quale sia il soggetto. Ci troviamo al centro in un vasto altopiano, semi circondato da alte pareti rocciose e ci sembra di essere all’interno di un cratere vulcanico. Proseguendo sulla stradina attraversiamo i vigneti e arriviamo a una curva e a un cartello che indica Cadino Alto, m. 545, a sinistra si andrebbe seguendo la stradina verso una galleria chiusa da un cancello, noi proseguiamo a destra, sempre sul sentiero 408 che si inoltra nel bosco alzandosi a zig zag molto stretti. Raggiungiamo una cengia pianeggiante e leggermente esposta, da cui ammiriamo un infinito panorama sulla piana rotaliana e la Valle d’Adige quasi fino a Bolzano. La cengia aggira il Dosson e giungiamo ad un altro punto panoramico sulla Val d’Adige, verso San Michele e Trento. Io faccio una breve deviazione salendo sulla sommità del Dosson, metri 730, che contorno brevemente, poi scendo per lo stesso sentiero raggiungendo Sandra e Daniela che nel frattempo sono arrivate ad un altro balcone naturale, da dove vediamo una parte del cammino appena compiuto. Ci troviamo proprio sopra alla galleria, quella che abbiamo visto sbarrata perché privata. La strada da fare è ancora lunga, da qui proseguiamo perdendo leggermente quota e giungiamo al bivio con il sentiero 489 SAT alle Tovare, m.665 prendiamo a sinistra seguendo la stradina silvo pastorale che ci porterà a “le malghe di Faedo” m. 727, (a destra l’alternativa per abbandonare il giro e ritornare a Cadino). Al bivio seguente andiamo sempre a sinistra, seguendo il sentiero il 408 A (il 408 continuerebbe verso la Pineta di Faedo, dove si trova un’altra uscita di emergenza dal giro) saliamo per la sterrata che abbandoniamo poco dopo per raggiungere il sentiero 409 in direzione del Passo della Crocola, che però non tocchiamo perché poco prima di raggiungerlo decidiamo di fare un’altra aggiunta al nostro percorso.

Il Sentiero Remondini

Poco prima del Passo Crocola, infatti, giriamo a sinistra, indicazione “Sentiero Remondini” (e Malga Monte Alto 0.50 minuti) saliamo per la mulattiera che in breve diventa stretta, ma sempre carrabile, scavata in parte nella roccia, abbiamo anche la vista del sentiero appena percorso, questa volta quasi tutto compresa la località Cadin Alto sopra cui ci troviamo ora ma dalla parte opposta. Abbiamo aggirato e sormontato l’anfiteatro di rocce che da sotto ci pareva sospeso ora siamo noi ad essere sospesi a due passi dal cielo azzurro cobalto. Seguiamo il sentiero e arrivati a una sella proseguiamo per un paio di metri, andiamo a destra e questa volta raggiungiamo la Malga Monte Alto. Sono le 14,50 e ci fermiamo per la pausa panino. Dopo esserci riposati e rifocillati, dobbiamo riprendere il lungo cammino del rientro, ma prima facciamo un giro nei pressi della malga per fotografare una bella esposizione di sculture di legno di vari autori. Alcune opere rappresentano animali e persone reali o fantastiche, l’Orso, il Suonatore di cornamusa, l’Anguana, il Frate, il Cavezal ( un satiro, un uomo peloso con gli zoccoli di capra) il Salvanel… altre si riferiscono alle leggende del luogo, la leggenda del Lago Santo, del Castello di Ville, del Castello di Mezzocorona… l’unica scultura che mi è sfuggita è il “tronco di faggio” forse era troppo simile a un vero tronco di faggio… Scendiamo verso il Rifugio Sauch e il Roccolo Mosaner senza raggiungerli e giungiamo al Passo della Crocola (o Forcola Croccola), la lunga strada acciottolata ci porta in discesa prima al Pian della Cros e poi ancora scendendo alla Pineta di Faedo. Attraversiamo di striscio il paese di Faedo (che merita una visita a sé) e per stradelle interpoderali raggiungiamo un bivio, una strada porta al Castello di Monreale e una a Masetto. Scendere verso quest’ultimo sarebbe più breve, ci porterebbe diritti davanti all’auto, ma non vogliamo mollare proprio ora, andiamo verso il Castello che raggiungiamo per fare due foto anche se ciò ci porta leggermente fuori percorso. Adesso per tornare al punto di partenza abbiamo due opzioni, risalire fino al bivio e poi scendere a Masetto oppure scendere per la strada del Castello fino alla Statale 12 e percorrerla per un chilometro per tornare alla macchina che è parcheggiata vicino al Ristornate alla Cacciatora. Cerchiamo una traccia che ci faccia risparmiare strada, Sandra e Daniela vanno alla ricerca di un sentiero scendendo per la campagna a lato delle viti, ma non  trovano nulla e devono fare altri  50 metri di dislivello per ritornare in su… ci tocca forzatamente scendere per la strada del castello fin sulla Statale e fare poi gli ultimi penosi passi che ci portano all’ auto. Così finisce la nostra avventura, circa 21 km e 1600 metri di dislivello, ormai è il tramonto, accompagno a casa le mie due amiche e poi ritorno alla mia. 

Nota: Il Passo della Crocola in età medievale era una via di transito secondaria, spesso usata per ovviare alle frequenti inondazione del fondo valle provocate dal fiume Adige. Oggi il passo della Crocola è poco frequentato, a testimonianza di quei lontani tempi resta una lapide di pietra rettangolare di arenaria su cui una scritta oramai illeggibile narra una triste vicenda. Fatto vero o leggenda, qui trovò la morte una donna friulana, una “Clomera” (cioè una venditrice ambulante) che nel 1770 salendo da Salorno in direzione di Cembra, fu assalita da un orso che la dilaniò troncandole il capo. Da questa testa “moncad” o “moncada” che in dialetto si dice “crocola” prese il nome il passo.
Il termine “Crocola” può anche testimoniare la presenza del crocevia di strade che confluiscono in questo punto, a Sud con la Valborada in collegamento con la Località Pineta di Faedo, a Est in direzione di Cembra si può raggiungere il Lago Santo e la Maderlina, a ovest si raggiungono i pascoli della ex Malga Monte Alto, a Nord in cinque minuti si può raggiungere il territorio di Salorno sul sentiero del Albrecht Dürer, pittore rinascimentale che nel 1494 attraversò questi luoghi in direzione di Cembra e Segonzano per arrivare a Venezia.

Autore/i: Salvatore Stringari
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Correzione integrazione testo di Paola Gardin.
© Copyright By Salvatore – La Traccia, Escursioni e Viaggi

5 pensieri riguardo “597 Cadin Alto malga Monte Alto

  1. Anche questa escursione mi ha laciata senza fiato da tanto che è bella!!! Ho notato che la neve è già sparita! Mamma mia come corrono le stagioni! Bello il casolare con tutta la vigna davanti. Chissà che vino buono viene a questa altezza!!!

    Il panorama della Valle dell’adige verso Bolzano è immenso, bellissimo.

    Grazie per avermi regalato queste emozioni. Senza questi post non l’avrei mai provati!!!

    Piace a 1 persona

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