Escursioni

682 Busa Antander

Busa Antandèr
Busa Antandèr © Copyright By Paola Marini Gardin. | La Traccia, Escursioni e Viaggi

Busa Antandèr

di Paola Marini Gardin

Data: 17-2-2022

Scheda Tecnica Riassuntiva

Cima: nessuna
Gruppo Montuoso: Col Nudo-Cavallo
Cartina: Tabacco 012 Alpago – Cansiglio – Piancavallo – Valcellina
Segnavia: cartelli Sentiero della Sensibilità Alpago
Tipologia sentiero e Difficoltà: Sentiero Escursionistico: (E) Sentiero privo di difficoltà tecniche che corrisponde in gran parte a mulattiere realizzate per scopi agro – silvo – pastorali, militari o a sentieri di accesso a rifugi o di collegamento fra valli vicine (nella scala di difficoltà C.A.I. è classificato E – itinerario escursionistico privo di difficoltà tecniche).
Quota partenza: 1000 m.s.l.m.
Quota da raggiungere: 1300 m.s.l.m
Dislivello: m. 300
Tempi di percorrenza: 5 ore comprese le soste
Giro: A/R
Punti di appoggio: Agriturismi (verificare le aperture)
Acqua, sorgenti: una fontana sul percorso
Località: Tambre
Copertura cellulare:
Parcheggio/i: sì a Pianon oppure a Casera Pal m. 1054
Tappe del percorso: Pianon, Casera Pal, Malga Illari (ex Casera Cate) Pian Formosa, Busa Antandèr e ritorno.
Partecipanti: Silvano, Carmen, Roberto, Amy, Paola Z., Waltraud e l’autrice

Nota: * i tempi di percorrenza e le difficoltà sono in base alla propria preparazione psico-fisica e tecnico pratica, conoscenza del ambiente alpino, di progressione, movimento in ambiente alpino capacità di orientamento.

In gennaio avevamo fatto una parte del sentiero della Sensibilità in Alpago, dalla località Carota a Casera Crosetta (da ovest verso sud-est), oggi abbiamo intenzione di fare un tratto intermedio, una facile escursione da Pianon a Casera Antandèr, in senso contrario al precedente. L’intero percorso è lungo una ventina di chilometri, da Carota (Puos d’Alpago) a Sant’Anna (Tambre d’Alpago) e si può fare in entrambi i sensi.

L’escursione in dettaglio:

Partiamo da Belluno e ci dirigiamo verso Tambre d’Alpago dove voltiamo in direzione della frazione di Pianon. Parcheggiamo fuori dal paese in un ampio spazio in via Cate, circa 1000 m. di quota, un folto gruppo di escursionisti ci ha preceduto, ma non li troveremo sul nostro sentiero perché questi baldi sportivi sono pronti per salire in quota con gli sci d’alpinismo.
La mattina è piuttosto gelida, il pallido sole non riesce a dissolvere la foschia che nasconde il paesaggio bianco di neve, piazzale e strada sono ricoperti di ghiaccio: ci facciamo forza e incominciamo la nostra escursione, sperando in un miglioramento del tempo. Il percorso inizia su strada, è sempre indicato dalle tabelle del “Sentiero della Sensibilità” (sulla mia cartina Tabacco trovo scritto “Sentiero Alpago Natura”), passiamo accanto alla recinzione di Cava Manera, un’area da cui si ricava il carbonato di calcio e proseguiamo fino a raggiungere Casera Pal, m. 1054 (sulle cartine è indicata anche come “Agriturismo Cate”) dove c’è un parcheggio.

Busa Antandèr
Casera Pal © Copyright By Paola Marini Gardin. | La Traccia, Escursioni e Viaggi

Dietro all’edificio parte in salita il sentiero 924 CAI che in tre ore porta al Rifugio Semenza per la bellissima Val Salatis e si raccorda con l’Alta Via n. 6 “Alta Via dei Silenzi” che da Vittorio Veneto arriva fino a Sappada. Non è oggi il nostro obbiettivo, noi lasciamo a destra il sentiero e prendiamo la stradina innevata sulla sinistra della strada (indicazioni), attraversando prati e radi boschetti in breve arriviamo a Casera Cate, m. 1022, ora ribattezzata “Malga Illari” con allevamento di caprini, ovini e yak. “Cate” è il nome della località in cui si trovano entrambi gli esercizi e forse i gestori/proprietari hanno pensato di identificare meglio le loro attività usando nomi diversi.
Ritorniamo sulla strada asfaltata per un tratto, dopo un curvone si stacca sulla destra (indicazioni) una stradina asfaltata in salita che seguiamo passando vicino ad alcune case, usate per le vacanze e ora chiuse. La stradina diventa sterrata, sulla neve distinguiamo le impronte di caprioli, cervi, volpi, lepri e altri animali che certamente devono apprezzare la comodità della viabilità umana. Dapprima andiamo verso est, in mezzo a boschi di faggi, poi curviamo dirigendoci verso nord-ovest e passiamo attraverso abeti e larici devastati dalla tempesta del 2018, subito dopo però vediamo una vasta area in via di riforestazione, con centinaia di nuove piantine protette dalle reti. Siamo sotto la Regola del Monte Salatis, in Alpago ogni regola ha cura della sua parte di territorio. Proseguiamo in leggera salita ritornando su stradina asfaltata, la neve rende però più piacevole il nostro procedere, passiamo accanto ad una fontana e ad un piccolo monumento di pietra, una specie di “dolmen” preistorico con un bassorilievo, suppongo l’opera di uno scultore locale.
Ancora qualche tornante e arriviamo a Pian Formosa, m. 1220, con l’omonima malga posta nella bella piana ai piedi dei Monti Messèr e Antandèr, che però sono completamente avvolti dalle nuvole.

Busa Antandèr
Agriturismo Pian Formosa © Copyright By Paola Marini Gardin. | La Traccia, Escursioni e Viaggi

Facciamo una bella foto di gruppo sotto ad un faggio maestoso e poi andiamo verso la Malga, trasformata anche questa in agriturismo con possibilità di ristoro e pernottamento. Ora è chiusa, ma in estate deve essere un buon posto dove rifocillarsi e rilassarsi, come altri agriturismi dell’Alpago offre ottimi prodotti locali, tra cui l’agnello dell’Alpago (non per vegetariani). Il paesaggio innevato è immerso nella nebbia che, anche se dona un tocco magico e fiabesco, purtroppo ci impedisce di vedere lo spettacolo più bello, i monti che si elevano sopra i pascoli e i boschi. Ci sono alcuni pannelli con la descrizione del luogo e delle attività del passato, non solo l’alpeggio, ma anche l’estrazione del “mugolio”, un olio essenziale ricavato dai rametti di pino mugo il cui commercio apportò un certo benessere economico.
Lasciamo la malga e le lunghe stalle adiacenti, scartiamo il sentiero 979 che sale al Bivacco Toffolon e proseguiamo per il nostro itinerario, la neve si fa un po’ più profonda e soffice, ma non è un ostacolo e con minimo sforzo arriviamo ai 1250 metri della “Località Sora la Fornàs”, in zona infatti ci sono i resti di una “calchera” la fornace in cui si produceva la calce. I cartelli segnano, oltre al nostro percorso, le direzioni per la Val Antandèr, la Val Salatis e il “Faggio Secolare”.
Giungiamo al “Pian de le Mandre” m. 1275, qui vediamo altri cartelli con l’indicazione del sentiero CAI 979, della Palestra di Roccia, della Val Antandèr (prima o poi ci dovrò andare), i pannelli con la descrizione dei “pojat”, le carbonaie per la produzione del carbone di legna, che necessitavano di una lunga e meticolosa preparazione.
Ancora poca salita e arriviamo alla Busa de Antandèr, m. 1300, il Faggio Secolare è indicato a destra in direzione del Bivacco Toffolon, ma oggi non arriveremo all’albero monumentale, appena avanti a noi, sulla sinistra, dovrebbe esserci Casera Antandèr.

Busa Antandèr
Casera Antandèr © Copyright By Paola Marini Gardin. | La Traccia, Escursioni e Viaggi

Intanto vediamo dei bei pascoli innevati, dalla coltre bianca spuntano grossi massi e un circolo di bassi muretti a secco: è il “moltrin” dove un tempo venivano radunate le pecore per la mungitura, la costruzione aveva una larga apertura di ingresso, poi chiusa con una staccionata. Ogni tanto le nebbie si diradano permettendoci di intravedere qualche porzione di cielo, qualche visione di pareti e cime… Messèr, Antandèr, Teverone … e finalmente laggiù, in mezzo alla valle coperta di neve, una casupola: Casera Antandèr.
Non mancherebbe molto, circa duecento metri di neve fresca, ma le nebbie si richiudono e la nostra meta ci appare poco ospitale, preferiamo tornare indietro a Malga Pian Formosa, meglio esposta, dove ci sistemeremo all’esterno per consumare il nostro consueto “pasto frugale”.

Busa Antandèr
Monte Antandèr © Copyright By Paola Marini Gardin. | La Traccia, Escursioni e Viaggi

Dopo la sosta pranzo riprendiamo il percorso di andata, tagliando qualche tratto arriviamo a Malga Illari e qui ci mangeremmo le mani: nel primo pomeriggio la nuvolaglia sparisce e le cime si stagliano nitide e bellissime contro il cielo azzurro!
Se solo fossimo stati confortati da questo splendore qualche ora prima avremmo continuato oltre la Busa almeno fino alla Casera Antandèr o magari anche oltre, fino a Casera Federole…sarebbe stato interessante anche il “Faggio Secolare”, l’albero monumentale, protetto dalla Regione Veneto, alto 27 metri e con la circonferenza di quasi 5 metri che si stima abbia circa due secoli e mezzo di età, ma così avremo un buon motivo per ritornare in questi luoghi.
Ci fermiamo a Casera Pal dove facciamo una chiacchierata col simpatico, gentilissimo gestore, poi ritorniamo a Pianon e alle auto. La giornata è magnifica, il sole splende, la vista è spettacolare, per tornare a Belluno invece di rifare la strada del mattino, facciamo un giro panoramico più largo, proseguiamo da Pianon verso Chies d’Alpago e passando per piccoli paesi alpagotti, Mont, Irrighe, Molini, scendiamo al lago di Santa Croce e poi prendiamo la solita strada verso le nostre case.

Nota: mi ha sempre incuriosito il nome del Monte Antandèr. Pare che derivi da “ander” gli antri in roccia usati come ripari dai pastori fin dai tempi preistorici e fonte di leggende (vedi “Ander de le Mate” nei pressi di Forcella Palantina, dove si racconta si radunassero le streghe, forse solo donne che raccoglievano erbe medicinali).

A me, An-tan-der ricorda una filastrocca che usavamo da piccoli per fare la conta e che faceva più o meno: “An tan tes, fili mane tes, fili mane cuculus, an tan tus”. Ne conosco un’altra versione “An tan tes, fì de mà de pès, fì de mà de pul perùs, an tan tus”.

Autore/i: Paola Marini Gardin
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Pubblicato da Salvatore Stringari
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