Data: 20 aprile 2008
di Salvatore Stringari,
ferrata “Ottorino Marangoni” al monte Albano.
Conosciuta come Ferrata Monte Albano di Mori (TN) e una bellissima e difficile via ferrata.
Alcuni dati della ferrata: da 1 a 3 ore per la salita. Servono 30/40 minuti per il rientro. La via è caratterizzata da camini, cenge, terrazzini, e diedri. Ha uno sviluppo di 550 m. e un dislivello di 200 metri circa. Classificata Difficilissima, sempre esposta e verticale compresi i traversi.

Avvicinamento: per chi viene da nord e da sud, con l’autostrada A. 22 uscita Rovereto Sud, percorrendo la nuova tangenziale prendere l’uscita Mori. Arrivati all’incrocio con la statale 240. Dopo aver oltrepassato la statale, si entra nel centro di Mori. Percorsi pochi km, parcheggiare l’auto dove si trova posto. Seguire le indicazioni per la ferrata, che sono in loco. Imboccare il sentiero che porta al santuario di Montalbano. Il santuario fu costruito nel 1556 in una zona panoramica. Fu eretto per devozione della comunità di Mori. Si trova ai piedi dei ruderi dell’antico castello distrutto dai veneziani nel 1439. Il santuario è dedicato alla Madonna dell’Annunziata e domina la vallata dell’Adige.
Scheda Tecnica Riassuntiva
Ferrata Ottorino Marangoni
Cima: Monte Albano.
Gruppo Montuoso: Prealpi Gardesane, Monti del Garda.
Cartina: kopass foglio 101 Rovereto – Monte Pasubio.
Segnavia:
Tipologia sentiero e difficoltà:* Vie ferrate o attrezzate Escursionisti Esperti Attrezzati (E.E.A). L’itinerario guida l’alpinista su pareti rocciose. Questo include creste e cenge, attrezzate in anticipo con funi e/o scale. Senza queste attrezzature, il percorso diventerebbe una vera e propria arrampicata. Richiede adeguata preparazione ed attrezzatura quale casco, imbrago e dissipatore E.E.A – itinerario per escursionisti esperti con attrezzatura.
Difficoltà: Difficile – D = tracciato continuamente verticale. È molto articolato e presenta tratti esposti. È attrezzato con funi metalliche e/o catene. Vari infissi metallici richiedono un certo impegno fisico anche se con l’aiuto di pioli di appoggio.
Quota partenza: 197 m.s.l.m
Quota da raggiungere: 620 m.s.l.m
Dislivello: m. 423
Tempi di percorrenza:* 3 ore circa, in giornata
Giro: anello
Acqua, sorgenti: portare acqua
Località: Mori (TN)
Punti di appoggio: nessuno
Copertura cellulare: sì
Parcheggio/i: sì a Mori
Tappe del percorso: Mori, Chiesetta di Monte albano, Monte albano
Partecipanti: autore
Nota: * I tempi di percorrenza e le difficoltà dipendono dalla propria preparazione psico-fisica e tecnico pratica. Altri fattori includono la conoscenza dell’ambiente alpino, la progressione e il movimento in ambiente alpino. Capacità di orientamento è anche fondamentale.
L’escursione in dettaglio:
Ferrata Ottorino Marangoni
L’attacco della ferrata è difficile, (senza alcuna protezione) permette di testare la preparazione atletico-tecnica nei primi 5 / 7 metri. Superata questa prova di difficoltà, si risale subito un diedro-camino detto “via dell’edera”. Si procede con un traverso, dove si incontra “l’uscita di emergenza” se la preparazione tecnica lo permette. Continuate se non avete incontrato difficoltà in questi primi tratti. Altrimenti, non esitare a uscire. Da qui non è più possibile ritornare indietro. Questi due “tiri” anticipano tutto lo svolgimento della ferrata.
Fatte le dovute valutazioni potete continuare per un altro diedro verticale con buoni punti di appoggio artificiali e naturali. Affrontata quest’altra difficoltà, si arriva a un successivo punto impegnativo. Anche questo non deve essere sottovalutato. Anzi, in tutta la ferrata, non si devono mai sottovalutare le difficoltà. Un traverso detto “del gufo” ci conduce su un’altra parete. Questa è chiamata “camino delle gemelle”. Qui, le difficoltà mettono ancora una volta a dura prova il fisico.

Su cengia si attraversa parte della parete. Si giunge a una parete verticale arrampicando su roccia buona ma liscia, detta “traversata degli angeli”. Si arriva al “camino del cobra”. Raggiunto questo punto, si attraversa orizzontalmente il passaggio chiamato “passaggio dei diedri”, che ci conduce alla parete terminale. Qui si trova il libro di vetta, detta “parete del chiodo”, superabile con enorme sforzo. Si giunge al terrazzino terminale e panoramico. Il ritorno si effettua in due modi con un sentiero facile e con un sentiero “attrezzato” optando per il più facile si scende sulla sinistra per sentiero ripido ma facile fino al santuario e da qui il rientro a mori
aggiornamento del 2016.
Recentemente la ferrata è stata modificata e resa più sicura. Io non l’ho più ripetuta. Quindi, il racconto in parte potrebbe non rispondere alla situazione reale. Si consiglia di informarsi sempre presso il CAI/SAT e le associazioni alpinistiche che hanno in gestione le vie ferrate. Oppure, rivolgersi alle Guide Alpine.
Rispetta la montagna! Riporta a casa i tuoi rifiuti non lasciarli sui sentieri!
Autore/i: Salvatore Stringari
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