496 Il Monte Cimone

Monte Cimone San Boldo

Monte Cimone

Data: 10-11-2019

Scheda Tecnica Riassuntiva:

Cima: M. Cimone 1280 m.s.l.m
Gruppo Montuoso: Prealpi Trevigiane
Cartina: Tabacco foglio 068 Prealpi Trevigiane e Bellunesi M. Cesen e Col Visentin
Segnavia: sentiero 990, il TV.1, E.7, Strade Forestali silvo pastorali, sentiero numero 3
Tipologia sentiero: CAI e forestali
Quota partenza: 700 m.s.l.m
Quota da raggiungere: 1280 m.s.l.m
Dislivello: 580 m.
Tempi di percorrenza*: in giornata
Difficoltà*: Facile
Giro: Anello
Punti di appoggio: bivacco Col dei Gai – ristoranti al passo San Boldo
Acqua, sorgenti: non rilevate
Località: Passo San Boldo (Sant’ Ubaldo)
Copertura cellulare: sì
Parcheggio/i: sì al passo San Boldo
Partecipanti: Autori
Tappe del percorso: anello antiorario, San Boldo- strada forestale sentiero 990 CAI -parte della TV.1 E.7 Cima M. Cimone 1280 m.s.l.m -Casera Col dei Gai – Casera Checconi-San Boldo

Nota: * i tempi di percorrenza e le difficoltà sono in base alla propria preparazione psico-fisica e tecnico pratica, conoscenza del ambiente alpino, di progressione, movimento in ambiente alpino capacità di orientamento.

L’escursione in dettaglio:

La strada dei cento giorni.

dopo una settimana di maltempo finalmente oggi è la giornata ideale, serena e soleggiata, per “andar per creste”, anche se solo prealpine.
“La strada è quella che fino ai primi del Novecento fu il Canàl de San Bòit, aspro sentiero che collegava le Prealpi trevigiane alla Valbelluna; venne trasformato in via carrozzabile dagli austriaci fra il 1 febbraio e il 1 giugno del 1918. È il Passo San Boldo o Strada dei Cento Giorni. Cento giorni di lavoro, le schiene spezzate dei prigionieri russi e delle donne di Tovena per costruire questo miracolo di ingegneria con le gallerie scavate nella roccia coi rudimentali mezzi dell’epoca…”

Monte Cimone

Da Belluno ci dirigiamo verso Trichiana e poi al Passo di Sant’Ubaldo, meglio conosciuto come San Boldo, sul confine tra il Trevisano e il Bellunese. Questo valico, posto a circa 700 metri di quota, fin dalle epoche più remote era di enorme importanza strategica e commerciale, dal XV secolo una dogana (“Muda”) era presente come presidio militare, in seguito come osteria-locanda che, pur con notevoli cambiamenti architettonici, è ancora al suo posto sul Passo. Ci avviamo per la stradina che dal passo sale a sinistra verso il Monte Cimone, seguendo le indicazioni (E.7 sentiero europeo Portogallo Romania – Monte Cimone). Passiamo nei pressi della Chiesetta Alpina e poi davanti a un paio di casere, ne incontreremo parecchie salendo, alcune ben conservate, altre in rovina, guadagnando la vista sulle Vette Feltrine e il passo Sant’Ubaldo prima di entrare nel bosco. Al bivio lasciamo a destra la stradina per “San Boldo la Coldella” e continuiamo a salire sulla sinistra per “la Posa – Cimone”, superiamo a una curva la “Lama Casere Vanon” una valletta in cui gli schianti e l’incuria hanno prosciugato un piccolo torrente e al bivio successivo lasciamo la stradina di sinistra e seguendo l’indicazione “M. Cimone” proseguiamo a destra prendendo il sentiero, erto, che ci porterà in vetta. Passiamo un precario ponticello di legno che supera un avvallamento del prato (appena sotto vediamo una bella casera) e cominciamo a salire nel bosco di radi abeti e faggi per poi sbucare sul versante erboso del monte. In breve arriviamo alla cima che con i suoi 1280 metri di quota ci regala un panorama bellissimo che spazia a 360 gradi dalle Dolomiti con le cime innevate alla ancora verde vallata del Piave, dalle boscose Prealpi all’azzurrina pianura trevigiana che sfuma nella lontana laguna veneta… Sulla rotonda cima, priva di alberi ma non di un traliccio-ripetitore, facciamo una pausa al sole seduti sul muretto di una costruzione militare di cui resta solo il perimetro e un residuo di pannelli di amianto. Dopo la breve sosta scendiamo per il sentiero in direzione nord-est, superiamo una casera con l’immancabile “Casel del Lat” (la piccola costruzione in sasso dove si conservavano i prodotti caseari, nascosto dal sole da un grande faggio) per raggiungere il Bivacco Col dei Gai, 1192 m.s.l.m. Lungo il percorso vediamo che il bosco di abeti è stato decimato e decapitato dalla tempesta Vaia di ottobre 2018, per fortuna la casera e il piccolo capitello col Cristo si sono salvati. Non è stato così per il simpatico casottino in legno con la scritta “WC” che è stato semidistrutto e non protegge più la necessaria “privacy”. Il Bivacco è una bella casera, spartana ma ben ristrutturata, con vista sulla Valbelluna e le Dolomiti. Purtroppo oggi è già “occupata” da una famiglia con figli e cagnolino e, anche se siamo gentilmente invitati a unirci a loro per godere il caldo del caminetto, preferiamo continuare il nostro giro. Prendiamo la stradina che va in direzione ovest (sinistra), sempre nel bosco, abbastanza integro da questo versante, passiamo per casera Checconi e poi voltiamo verso sud scendendo fino a ritrovare la stradina di andata, al secondo bivio incontrato stamattina. Prima di tornare al passo, al primo bivio ci avventuriamo per la stradina che porta a Tovena, al bivio “La Ial” presso una casera, lasciamo il sentiero 990 a destra “Tovena Col de Culie” e prendiamo la stradina a sinistra “Tovena – La Coldella” superando alcune casere (Casere Caldella, notiamo la data 1905 incisa su una parete) con i sottostanti bei prati con i covoni di fieno. Percorriamo un bel pezzo di sterrata in quota, dall’alto intravediamo alcuni dei 18 tornanti del Passo San Boldo, la “Strada dei cento giorni” e poi dopo una svolta dove è posto un capitello dedicato a Papa Giovanni XXIII, scendiamo gradatamente affacciandoci verso il paese di Tovena e la pianura. Alziamo lo sguardo verso un torrione roccioso, il “Torresan” da cui si gettano parapendii e deltaplani che ci sorvolano e sopra i quali volteggiano due grandi rapaci, evidentemente incuriositi o solo preoccupati per la presenza degli strani volatili. Torniamo sui nostri passi, scendiamo verso il San Boldo, passiamo per la Cappella di Santa Rita e facciamo una capatina alla storica Osteria alla Muda dove ci rifocilliamo con ribolla e squisite fette di crostata, finale adeguato per questo bellissimo giro ad anello. Consigliamo la sosta anche per mangiare, il posto è molto caratteristico, menù e ’ospitalità garantiti.

l’Osteria la Muda.

“In cima, sulla sommità del Passo San Boldo, la Muda, dove i viandanti trovavano alloggio e ristoro e dove si pagava il dazio per le merci trasportate… l’osteria più antica del Veneto, dal 1470 al passo San Boldo. Pur avendo subito diversi interventi nel corso della sua storia, l’edificio che risale al XV secolo, fino all’inizio del ‘900 era rimasto essenzialmente così come descritto nel 1476, purtroppo dopo la guerra 15-18, fu sottoposto ad un intervento di restauro che chiuse le tre arcate del pianterreno e le bifore quattrocentesche del primo piano, mentre sono tuttora visibili i tre stemmi in pietra. Tuttavia, ha mantenuto alcuni elementi di indubbio pregio storico ed architettonico…”Tratto da la Muda di San Boldo

Autore/i: Salvatore Stringari e Paola Gardin
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Correzione testo di Paola G.
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