545 da Pralongo alla Baita Angelini

Baita Angelini
Baita Angelini e la piccola Cascata – © Copyright 2020 By Salvatore e Paola. – La Traccia, Escursioni e Viaggi

Baita Angelini

Data: 09-08-2020
Cima: nessuna
Gruppo Montuoso: San Sebastiano – Tamèr Dolomiti Zoldane
Cartina: Tabacco foglio 025 Dolomiti di Zoldo, Cadorine e Agordine
Segnavia: 524 – 536 -539
Tipologia sentiero: Escursionistico
Quota partenza: 890 m.s.l.m
Quota da raggiungere: 1680 m.s.l.m
Dislivello: 790 m.
Tempi di percorrenza*: in giornata
Difficoltà*: escursionistico con sviluppo notevole
Giro: anello
Punti di appoggio: Baita Angelini
Acqua, sorgenti: sì alla baita
Località: Pralongo, Forno di Zoldo
Copertura cellulare: sì
Parcheggio/i: sì a Pralongo
Tappe del percorso: Pralongo m. 890, Casera del Pian m. 1162, Baita Angelini m. 1680, Colcerver, Pralongo.
Partecipanti: Autori
Autore/i: Paola e Salvatore
Nota: * i tempi di percorrenza e le difficoltà sono in base alla propria preparazione psico-fisica e tecnico pratica, conoscenza del ambiente alpino, di progressione, movimento in ambiente alpino capacità di orientamento.

Premessa:
nel pomeriggio di sabato 8 agosto, dopo essere saliti alla Rocchetta di Prendera, scendiamo col camper dal Passo Staulanza, raggiungiamo Forno di Zoldo e voltiamo a destra verso la frazione di Pralongo, collocato su un pianoro con un magnifico panorama.

Parcheggiamo nel parcheggio libero poco dopo il ponte sul torrente Malisia.
Approfittiamo della bella serata per passeggiare per il piccolo bel paese, con la chiesetta di Sant’Andrea. Accanto c’è una fontana con ottima acqua fresca, migliore di quella in bottiglia e ne facciamo scorta. Continuiamo a passeggiare e ci imbattiamo in un piccolo edificio, restaurato nel 1990, l’unica “fusinèla” rimasta delle moltissime officine della Val Zoldana dove si lavorava il ferro. E’ chiusa ma sbirciando dalle finestre vediamo le forge, l’incudine e la produzione di chiodi e vecchi attrezzi da lavoro. A sera, la luce del sole al tramonto accarezza le rocce del Tamer e San Sebastiano, illumina il gruppo del Bosconero e gli Spiz di Mesdì promettendoci per domani, quando intraprenderemo l’escursione per Baita Angelini, una bellissima giornata.

L’escursione in dettaglio:

da Pralongo, m. 890

ci incamminiamo per la stradina sterrata che sale la Val Malisia a fianco dell’omonimo torrente, un cartello azzurro ci indica la direzione “Vant de le Forzele” segnavia CAI 524. In meno di mezz’ora raggiungiamo Casera del Pian, m. 1162, un bel ristoro posto in un pianoro con vista sul Pelmo. Qui la stradina finisce e prendiamo il sentiero 536 che sale nel bosco, il percorso per la Baita Angelini è ben indicato dai cartelli ad ogni bivio. Ne incontriamo diversi, ignoriamo la deviazione per il Col del Michièl (che allungherebbe di molto l’itinerario) e con rammarico la variante di salita che passa dal magico laghetto Al Vach, che pensiamo di toccare al ritorno. Il sentiero si inerpica abbastanza ripido e sassoso tra larici, pini, abeti e baranci che a tratti ci concedono la vista del monte Pelmo, attraversiamo il letto asciutto di un torrente e continuiamo a salire.
Arriviamo su un piccolo ripiano dove, accanto ai ruderi appena visibili di una vecchia casera, si innesta il sentiero che sale dal lago Al Vach. Proseguiamo fino a quota 1325 dove lasciamo a sinistra il sentiero 524 che sale verso Forcella “La Porta” e restando sul nostro segnavia 536 (Anello Zoldano) continuiamo a destra fino ad arrivare alla piccola baita in legno posta su uno sperone di roccia,

alla Baita Angelini 1680 m.

Il ricovero è a quota 1680, sotto le pareti del San Sebastiano, si affaccia sulla boscosa Val Barance dove si occhieggia lo specchio del Lago del Vach e ci regala la vista sulle cime che circondano la bella Val Zoldana: da sinistra a destra, le pareti sud orientali del Civetta, il Pelmo, l’Antelao, gli Sfornioi, il Bosconero, gli Spiz.
Ci fermiamo in questo luogo meraviglioso per il nostro pranzo al sacco, seduti sulla panca che ci permette di goderci il panorama e il sole. Accanto alla casetta una fontanella ci rifornisce di acqua fresca, un torrentello scorre vicino e gorgogliando l’acqua scende verso valle.

Baita Angelini
Forcella de le Caure (capre) -© Copyright 2020 By Salvatore e Paola. – La Traccia, Escursioni e Viaggi

Ci allontaniamo a malincuore da questo posto incantevole dove sono sopraggiunti altri escursionisti, anche loro sono attirati dalla bellezza del luogo. Sacco in spalla, dopo un ultimo sguardo alla baita proseguiamo lungo il sentiero che tra roccette e baranci ci porta fino alla piccola Forcella de le Caure (capre) con altri magnifici scorci sulle cime.

Baita Angelini
lungo il sentiero che porta a Forcella della Val dei Barance -© Copyright 2020 By Salvatore e Paola. – La Traccia, Escursioni e Viaggi

Il nome è appropriato, bisognerebbe proprio essere capre o camosci per saltellare giù per il ripido canalino, noi scendiamo con attenzione e raggiungiamo i ghiaioni “Van dei Gravinai” che scendono dalle pareti del San Sebastiano. Il percorso prosegue in cengia sulle ghiaie, assolato e panoramico, fino a raggiungere la Forcella della Val dei Barance, m. 1688.
Qui per poco non sbagliamo strada, il sentiero 536 prosegue per il Passo Duran mentre la nostra traccia CAI 539 (non avevamo notato il segnavia sul bivio) prosegue a destra verso un pulpito panoramico e poi scende a lungo nel bosco fino a raggiungere il Col de le Ole m. 1436.
Abbandoniamo l’idea di raggiungere da qui il laghetto del Vach con la bella cascata che lo sovrasta e decidiamo di proseguire per la minuscola frazione di Colcerver, m. 1221, collocata su un costone alle pendici orientali del Col Baion.
Raggiungiamo il piccolo nucleo di case, le belle costruzioni caratteristiche di legno e pietra non sono abitate stabilmente, ma notiamo con sollievo che alcune abitazioni e tabià sono stati restaurati e che l’agriturismo è ancora aperto e funzionante.

Baita Angelini
San Sebastiano e il Van dei Gravinai -© Copyright 2020 By Salvatore e Paola. – La Traccia, Escursioni e Viaggi

La chiesetta, con un campanile in miniatura sul tetto, è aperta e possiamo visitarla, costruita nel 1739 circa è dedicata ai Santi Ermagora e Fortunato. Non manca la fontana di acqua freschissima, qualcuno deve avere molto a cuore questo bel paesino, poggioli e finestre sono abbelliti da vasi di fiori. Sulle facciate delle case sono poste parecchie riproduzioni in formato gigante di vecchie fotografie, immagini di persone anziane che han dimorato a lungo in queste abitazioni, forse fino alla fine della vita, bambini e gruppi di giovani degli anni trenta, quaranta e cinquanta che posano sorridenti e che in seguito avranno dovuto abbandonare con rimpianto il loro borgo isolato in cerca di lavoro.
Il sole che splende scioglie un poco la tristezza che proviamo ogni volta che tocchiamo uno dei nostri bei paesi spopolati, forse non tutti sono destinati alla rovina, forse resiste un filo di speranza e di ostinazione.
Scendiamo per sentiero verso Pralongo, piccoli ponti di legno facilitano il percorso in mezzo al bosco nei punti franosi. In breve raggiungiamo l’abitato immerso nel verde dei prati ben curati e circondato da boschi e monti bellissimi. La Chiesetta di Sant’Andrea, costruita nel 1627 e restaurata nel 1970, è aperta e entriamo a visitarla, poi ragionevolmente stanchi ma immensamente felici torniamo al nostro camper.
Sal e Paola.
– © Copyright 2020 By Salvatore e Paola. – La Traccia, Escursioni e Viaggi

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