Escursioni

582 Boschi Varei San Gervasio

Boschi Varei San Gervasio

Anello Boschi, Varei,  San Gervasio,

Data: 18-12-2020

Scheda Tecnica Riassuntiva:

Cima: nessuna
Gruppo Montuoso: Prealpi Bellunesi
Cartina: Tabacco foglio 068 Prealpi Trevigiane e Bellunesi M. Cesen Col Visentin
Segnavia: non trovati
Tipologia sentiero: (E) Sentiero privo di difficoltà tecniche che corrisponde in gran parte a mulattiere realizzate per scopi agro – silvo – pastorali, militari o a sentieri di accesso a rifugi o di collegamento fra valli vicine (nella scala di difficoltà C.A.I. è classificato E – itinerario escursionistico privo di difficoltà tecniche).
Quota partenza: 530 m. s.l.m.
Quota da raggiungere: 800 m. circa
Dislivello: m. 270
Tempi di percorrenza*: 6 ore comprese divagazioni e pause (12 km)
Difficoltà*: facile, ma senza indicazioni
Giro: anello
Punti di appoggio: Agriturismo Bon Tajer, San Gervasio (Lentiai)
Acqua, sorgenti: una fontanella a Boschi
Località: Lentiai
Copertura cellulare: sì
Parcheggio/i: sì pochi posti
Tappe del percorso: Boschi, Portico, Varei, San Gervasio, Boschi.
Partecipanti: Cristina, Roberto M. e Paola

Nota: * i tempi di percorrenza e le difficoltà sono in base alla propria preparazione psico-fisica e tecnico pratica, conoscenza del ambiente alpino, di progressione, movimento in ambiente alpino capacità di orientamento.

L’escursione in dettaglio:

Oggi vogliamo compiere un giro “esplorativo” ad anello in Val Rimonta, alle pendici del Monte Artent, l’unica a conoscere una parte del percorso è Cristina i cui nonni e bisnonni paterni sono originari di Boschi, per il resto ci affideremo al nostro innato senso dell’orientamento, sperando che il cielo ce la mandi buona. A Lentiai lasciamo la strada provinciale e prendiamo Via Col D’Artent, ma al secondo bivio voltiamo a sinistra per Fontanelle – Montane – Boschi (a destra si prosegue per Colederù e Pian di Coltura) e continuiamo per la stradina stretta ma asfaltata che risale la sinistra idrografica della valle del torrente Rimonta. Superiamo il Capitello di Montane, poi l’ex Latteria di Boschi, ora casa privata, poco dopo arriviamo al nucleo abitativo di Boschi.

Boschi

Parcheggiamo in un piccolo spiazzo, di fronte a una fontanella e un capitello, il punto sarebbe molto panoramico, ma le nebbie persistenti ci lasciano solo intravedere, sulla sponda opposta della valle, il paesetto di Cordellon, nascondendo il paesaggio prealpino che speravamo di ammirare. Alle 9.10 ci incamminiamo lungo la strada superando le prime case, alcune ben ristrutturare e altre in rovina, vedremo poi altri minuscoli agglomerati sospesi sui fianchi della valle: Cristina ci spiega che Boschi non è un unico paese ma un insieme di case sparse, alcune anche molto isolate, un tempo in questa valle abitavano decine e decine di famiglie, ora i residenti sono pochissimi. Dopo dieci minuti raggiungiamo la Chiesa di San Sebastiano, m. 530 e qui facciamo una digressione al nostro giro prendendo sulla destra un sentierino, tra la chiesa e una grande casa abbandonata, che sale in mezzo al bosco. L’intento è quello di ritrovare la casera dei nonni di Cristina, di come arrivarci lei ha solo vaghi ricordi. L’inizio promette bene, arriviamo a una casera rimessa a nuovo, ma da qui in poi le cose si complicano. Il sentiero prosegue ma è invaso dai rovi, sembra di essere nella fiaba della Bella Addormentata, non sono passati proprio cent’anni dall’abbandono definitivo dei pascoli, però il bosco si è ripreso quel che gli apparteneva. Proviamo comunque a salire ravanando nella boscaglia, ma dopo più di mezz’ora di lotta dobbiamo rinunciare, oltre ai rovi ci sono gli schianti a sbarrare il percorso. Scendiamo un po’ delusi e scorticati alla casera ristrutturata e ritorniamo sulla strada.

Portico

Superiamo l’ex scuola che radunava in pluriclasse i bambini delle case sparse e continuiamo in costa in mezzo ai boschi, dentro e fuori a valloncelli sassosi che franano sull’asfalto, fino a raggiungere alle 11 circa il borgo di Portico, m. 667, con le case di pietra accostate le une alle altre, alcune sono ben tenute e certamente frequentate in estate. La costruzione più grande scavalca la strada con un grande portico che caratterizza e dà il nome a questo piccolo villaggio ora disabitato e silenzioso. La stradina prosegue e si inoltra ancora nella valle dove, se ricordo bene, dopo un nucleo di case diroccate si può scendere fino al corso del torrente Rimonta, visitare la forra, passare sull’altra riva, raggiungere Cordellon e tornare a Boschi passando un’altra volta il rio su un ponticello. Questo giro l’ho fatto anni fa con Giuliano Dal Mas, ma non è l’anello che vogliamo fare oggi, noi ci terremo sempre sulla sinistra orografica della valle. Passiamo dunque sotto il portico e dopo una decina di metri, al bivio, lasciamo la stradina principale e giriamo a destra salendo per la bella mulattiera che, ci dice Cristina, porta a Varei, altro piccolo nucleo abitativo. Siamo anche alla ricerca di casera Spasema, dovrebbe essere qui sopra da qualche parte, non è segnata su nessuna cartina anche se è un sito storico: il 7 novembre 1943 si formò qui il primo nucleo di resistenza armata contro il nazi-fascismo dell’area bellunese. Da questo primo gruppo di 22 partigiani si formarono successivamente le principali divisioni partigiane del Veneto, ora è difficile individuare la casera, oramai ridotta a rudere, in questa vasta zona boscosa. Purtroppo vedremo che nemmeno nel resto del percorso ci sono indicazioni o segni, i borghi sono anonimi, non c’è nemmeno un nome segnato su un muro ad aiutare il povero viandante, ad ogni bivio bisogna regolarsi a naso.  La cartina Tabacco è utile, ma fino a un certo punto.

Varei

Abbandoniamo l’idea di trovare la Spasema e proseguiamo per Varei, che ad una svolta del sentiero vediamo adagiato su un colle, in posizione soleggiata. Il sole si è infatti deciso a sgombrare la nuvolaglia, finalmente vediamo il panorama, davanti a noi ci sono i colli di confine tra il bellunese e il trevisano, da noi percorsi un mese fa. Sono le 11.30, dopo un giretto nei dintorni ci fermiamo a consumare il nostro pranzo addossati al muro di una casera, fa ancora piuttosto freddo anche se non siamo molto alti, direi circa 800 metri, appena sopra alle case i prati sono innevati. Dopo la sosta dobbiamo decidere, tra le vecchie abitazioni di Varei c’è un bivio: una mulattiera innevata sale verso il monte e una soleggiata prosegue in costa, percorriamo per curiosità un pezzo della prima, ma ci rendiamo conto che per terminare l’anello prima di sera è meglio incamminarci per la seconda.
Camminiamo facilmente, percorrendo più in alto e in senso inverso le pendici boscose sotto le quali, in basso, scorgiamo le casere e i piccoli borghi passati al mattino.
Ci rallegra un bello scorcio sulle Dolomiti Bellunesi, Schiara, Pelf e Serva che spuntano dalle nuvole e svettano con le loro cime bianche contro il cielo.

Barisel

Lungo la mulattiera vediamo altri insediamenti e alle 13.20 arriviamo a Barisel, poche casere di pietra, vecchi alberi da frutta, terrazzamenti e muretti a secco, un rudere…
Tutte testimonianze di un tempo nemmeno troppo lontano che oramai solo qualche individuo originale, come l’unico e solitario abitante di questo luogo, si ostina a custodire (e forse preservare dai turisti curiosi). Adesso deve essere in giro per i monti, col suo cane. Poco sopra raggiungiamo al solito bivio ignoto una fontana e un abbeveratoio senz’acqua, la presa dell’acquedotto e i ruderi di una calchera. Proseguiamo per la mulattiera in costa, tra non molto dovremmo trovarci sopra Boschi, sulla cartina sono segnate diverse tracce che dalla mulattiera scendono verso la strada percorsa all’andata, l’unico ostacolo potrebbe essere costituito dagli schianti nel bosco, ma non incrociamo nessun sentiero che cali in basso per finire il nostro anello. Eppure da Barisel come dagli altri nuclei sparsi, qualche scorciatoia dovrebbe esistere, forse la conosce solo il solitario abitante del posto, che la tiene per sé. Non ci resta che proseguire, arriviamo a un bivio vicino ad una casera con un vecchio pozzo in disuso, che fare? La strada che sale a occhio porta a Pian di Coltura, la strada che scende in teoria va nella nostra direzione, anche se oramai abbiamo superato la Chiesetta di San Sebastiano e Boschi, alla peggio arriveremo a San Gervasio, che in fondo era il giro ad anello più lungo e completo proposto da Cristina, che però non l’ha mai fatto. Proseguiamo per la stradina in discesa in mezzo ai boschi e come nelle fiabe vediamo di lontano una casa col comignolo che fuma, ci avviciniamo speranzosi, chissà che chi ci abita non sappia indicarci una scorciatoia! Ma in casa non c’è nessuno e riprendiamo il cammino, aggiriamo il fianco del monte e ci troviamo in uno spazio più aperto perché abeti e larici sono stati devastati dalla tempesta del 2018, ma appena dopo ci sono dei bei prati e alcune isolate casere. Ci rincuora la vista sul Pizzocco e le Vette Feltrine, la stradina si fa asfaltata, ancora poche centinaia di metri e alle 14.20 arriviamo a un gruppo di case abitate e poi al primo bivio “civile” con le indicazioni del posto, la strada principale è quella che da Lentiai sale a Colderù e Pian di Coltura, la stradina verso sud-est porta al paese di San Gervasio, metri 587. Faccio una breve visita alla Chiesetta omonima, la porta è aperta e sotto la pala con la Madonna, il Bambino e i due Santi (fratelli e martiri) Gervasio e Protasio è allestito un presepe, oggi è il 18 dicembre ma, in ottemperanza al DPCM anti Covid 19 di questa settimana, Gesù è nato in anticipo e già deposto nella mangiatoia. Cristina e Roberto si sono già avviati per la strada che porta al paesetto, passiamo vicino all’Agriturismo Bon Tajer (raccomandato dalla mia amica, buona cucina e bel panorama sulla Valbelluna e Dolomiti), qui siamo in ombra ma al di là della valle i paesi, tra cui scorgiamo Carve col suo campanile, si godono ancora il sole pomeridiano.
Scendiamo per le svolte della strada toccando alcune borgate, poi seguiamo i tornanti che sempre in discesa ci portano nuovamente sul fianco sinistro orografico della valle della Rimonta, ecco che scorgiamo in basso il torrente.

e il ritorno a Boschi

Tocchiamo quota 450 e da qui cominciamo a risalire per la strada percorsa in auto questa mattina, incontriamo una gentile signora, nativa della pianura veneta ma residente a Boschi da vent’anni, che ci conferma la scarsa propensione degli abitanti per i “foresti”, al punto da non dare alcuna indicazioni dei luoghi! Ed ecco spiegata la mancanza di segnaletica, un’assurda gelosia dei propri posti, meglio che sentieri, case e borghi vadano in malora piuttosto che siano usufruiti da “stranieri”.
Raggiungiamo l’ex Latteria di Boschi, ristrutturata e per fortuna abitata e poi alle 15.10 il nostro piccolo e panoramico parcheggio.
L’escursione è terminata, riprendiamo le auto e scendiamo verso Lentiai, mi riservo due piccole soste lungo la strada per scattare due foto, una alla vecchia casa natale di Cristina, posta su un piccolo promontorio a picco sulla valle e l’altra al capitello di Montane.
Sono grata ai miei amici per questa bella giornata, tornerò di sicuro da queste parti, rintracceremo la casa dei nonni di Cristina e la Casera Spasema a costo di portare con noi la motosega.

Nota: cercando ostinatamente nel web sono riuscita a trovare qualche notizia in più su come arrivare alla Casera Spasema e, cosa più importante, ho contattato il gruppo FB Anpi La Spasema, un gentilissimo Roberto G, del Direttivo, è disposto ad accompagnarci sul posto, appena sarà possibile.

Autore: Paola Gardin
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Pubblicato da Salvatore Stringari – La Traccia, Escursioni e Viaggi
© Copyright By Paola G.

4 pensieri su “582 Boschi Varei San Gervasio”

  1. Grazie, mi piace molto come l’hai impaginato. L’unica difficoltà di questi percorsi è la mancanza di segnaletica, spero che qualcuno provveda. Strano che certe persone, invece di essere orgogliose di far conoscere questi loro bei posti, cerchino di tenere alla larga gli escursionisti.

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