603 Bait de le Bale e Eremo di San Pancrazio

Bait de le Bale e Eremo San Pancrazio
Bait de le Bale © Copyright By Salvatore – La Traccia, Escursioni e Viaggi

Bait de le Bale e Eremo di San Pancrazio

Data: 10-4-2021

Scheda Tecnica Riassuntiva:

Cima: nessuna cima raggiunta
Gruppo Montuoso: Dolomiti di Brenta Est
Cartina: Tabacco foglio 067 Altopiano della Paganella – L. Di Tovel – C. Brenta – Trento
Segnavia: 362 SAT / CAI
Tipologia sentiero e Difficolta*: Sentiero Escursionistico
– (E) Sentiero privo di difficoltà tecniche che corrisponde in gran parte a mulattiere realizzate per scopi agro – silvo – pastorali, militari o a sentieri di accesso a rifugi o di collegamento fra valli vicine (nella scala di difficoltà C.A.I. è classificato E – itinerario escursionistico privo di difficoltà tecniche).
Quota partenza: m. 670 località Pozze di Lover
Quota da raggiungere: 1374 m.s.l.m Bait de le Bale
Dislivello: 704 m. Punto A+B
Tempi di percorrenza*: in giornata
Giro: A/R
Punti di appoggio: Bait de le Bale
Acqua, sorgenti: non rilevate
Località: Lover Pozze di Lover (indicazioni campo sportivo)
Copertura cellulare: sì
Parcheggio/i: sì
Tappe del percorso: Pozze di Lover m.670, strada forestale Bait de le Bale, Pozze di Lover, sentiero dell’acquedotto, Eremo di San Pancrazio e rientro a Pozze di Lover
Partecipanti: Sandra, Daniela Salvatore,
Nota: * i tempi di percorrenza e le difficoltà sono in base alla propria preparazione psico-fisica e tecnico pratica, conoscenza del ambiente alpino, di progressione, movimento in ambiente alpino capacità di orientamento.

L’escursione in dettaglio:

è la prima volta che faccio questa escursione, per me ogni nuovo sentiero è un’avventura e ve la voglio descrivere. Pur avendo girato gran parte del Brenta quando ero più giovane, questo è uno dei numerosi angoli delle Dolomiti che non conosco, oggi andrò alla scoperta di nuovi posti in questo immenso Trentino, non mi farò mancare così tanta bellezza! Su proposta di Sandra saliremo al Baito de le Bale e poi a Malga Campa. Andiamo!
Raggiungo come al solito Mezzocorona, “caricate” in auto Sandra e Daniela andiamo ai confini della piana Rotaliana, superiamo la Rocchetta, la galleria e su per la statale che porta in Val di Non, fino al bivio per Lover con la provinciale 55 – 67. Proseguiamo fino a raggiungere la piccola frazione di Lover dove dalla via Centrale saliamo la via Pozze seguendo le indicazioni per il campo Sportivo (con il navigatore di Google non è raggiungibile).

Bait de le Bale e Eremo di San Pancrazio

Arriviamo al campo sportivo e qui finisce la strada, oltre è possibile andare solo con i fuoristrada e il permesso. Parcheggiamo e dopo aver indossato gli scarponi partiamo su diritti per la forestale, raggiunto il confine del Parco Adamello Brenta un cartello ci avvisa della presenza del pericoloso Orso Bruno e dei comportamenti da tenere in caso di incontro con il plantigrado. Saliamo la noiosa e monotona Valle del Ciadin percorsa dall’omonimo torrente Cadino, arriviamo al primo bivio Splazol m.820, a sinistra la strada della Pellegrina, a destra il nostro sentiero il 362 che calca lo stesso tracciato della forestale. A quota metri 1000 circa iniziamo a trovare la neve, dapprima solo in alcuni canali dove probabilmente si è accumulata portata dalle slavine, ma più ci alziamo di quota più il manto nevoso aumenta anche sulla strada. Dopo i 1100 metri la neve non ci abbandonerà più, le ciaspole non le abbiamo portate, la fatica aumenta, arrancare nella neve oramai marcia è peggio di salire un canalone ghiaioso dove almeno si fa due passi in su e uno in giù, nella neve invece si sprofonda e basta… Le mie due amiche sono più leggere di me e procedono più spedite, io faccio una faticaccia, ma non voglio arrendermi alla stanchezza e tornante dopo tornante, passo dopo passo, sono in vista del Baito de le Bale nei tempi esposti nella segnaletica… ormai ci siamo, la strada finalmente spiana e da lontano intravediamo il tetto del bivacco, raggiungiamo in breve il Baito, sono le 11.30 circa, siamo arrivati alla nostra prima meta di oggi. Entriamo nel semplice e bel rifugio e tentiamo di accendere il fuoco, ma non ci sono fiammiferi e neanche la carta, invece per la legna nessun problema manca solo la materia infiammabile. Un accendino un fiammifero… niente nessuno di noi fuma! Oramai è quasi mezzogiorno e non ci resta che mangiare i nostri panini fuori dal ricovero, al poco sole che spunta tra i rami delle piante e le cime degli alti monti che ci circondano. L’obbiettivo di oggi era raggiungere Malga Campa o almeno compiere un giro ad anello percorrendo un tratto del sentiero che porta a Malga Campa e poi scendere per il 361, ma non pensavamo di trovare ancora tutta questa neve, il manto nevoso qui è ancora molto alto e non ci sono tracce da seguire su neve battuta, solo qualche scialpinista prima di noi deve essere salito alla Malga o verso chissà quali cime. Decidiamo di rinunciare anche perché Daniela non è ben attrezzata, ha un paio di pedule leggere, io e Sandra abbiamo gli scarponi adatti ma non ce la sentiamo di battere la traccia per altri 300 metri di dislivello. Quindi io pianto il classico paletto da riprendere in futuro e facciamo rientro al Baito, poi iniziamo la discesa per la stessa noiosa e poco panoramica valle appena salita. Raggiunte le Pozze è ancora presto per rientrare a casa e mentre stiamo riposando sul prato a Sandra viene in mente che nelle vicinanze c’è un eremo, l’Eremo di San Pancrazio …ma le sa tutte questa donna… io non mi tiro mai indietro ed eccoci pronti per un nuovo itinerario, in sostituzione della mancata escursione. Senza spostare l’auto saliamo a piedi la strada di campagna alla nostra dx e camminando prima tra i meleti, poi nel bosco e successivamente sul sentiero in cengia scavata anni addietro per farci passare l’acquedotto (tipo quello che va a San Romedio) raggiungiamo il paese di Campodenno, stando alti sopra al piccolo agglomerato di case e ai campi di melo.

San Pancrazio
verso San Pancrazio © Copyright By Salvatore – La Traccia, Escursioni e Viaggi

Troviamo le indicazioni per l’eremo e le seguiamo, la strada carrozzabile è molto ripida, ogni tanto riusciamo a scorgerlo, seminascosto dalla la ricca vegetazione che ricomincia a prendere colore. Proseguiamo per i sentieri sterrati che sono anche ciclabili (adatti alle mountain-bike) e raggiungiamo la chiesetta e i ruderi dell’abitazione degli eremiti, il tutto costruito su di un risalto roccioso, circondati da un prato, all’imbocco della Val Selvata. Il luogo è molto panoramico, la vista spazia sulla bassa Val di Non e in particolare sulla Rocchetta. La chiesetta è chiusa e non visitabile, ma da una finestrella aperta a lato riesco a scattare alcune foto all’interno. Alcuni pannelli illustrativi spiegano la nascita di questo Eremo, di cui si hanno notizie fin dal lontano 1361, probabilmente fu eretto dove anticamente sorgeva un castelliere, in posizione dominante sull’inizio della Val di Non. Ci riposiamo sulle panche nel bellissimo prato con larici e pino mediterraneo. Per oggi decidiamo che va bene così e facciamo rientro alle Pozze di Lover per lo stesso sentiero. La giornata è al termine, non ci resta che tornare ognuno nella propria abitazione, le restrizioni da Covid Sars ci impediscono di fermarci in un Bar per brindare a questa movimentata e bellissima giornata.

Eremo San Pancrazio © Copyright By Salvatore – La Traccia, Escursioni e Viaggi

L’Eremo di San Pancrazio si può raggiungere facilmente a piedi partendo dal paese di Campodenno, dal campo sportivo, seguendo la strada che si inoltra nel bosco.
Si può fare un percorso breve salendo per la ripida strada cementata che con qualche tornante porta allo spiazzo, ma volendo fare un giro ad anello un po’ più lungo e panoramico su sentieri basta seguire le indicazioni, l’escursione si svolge lungo un tratto del Cammino Jacopeo d’Anaunia, segnato con le conchiglie gialle.
All’interno della chiesetta è conservata un’acquasantiera risalente al IX secolo, decorata con motivi di origine longobarda e un dipinto settecentesco raffigurante la Madonna con Bambino, San Pancrazio e altri santi. Vicino si trovano i ruderi (ben tenuti) dell’antico eremo e un pozzo secco in sassi, di epoca tardomedievale, che serviva come trappola per orsi e lupi. Ogni anno, il 12 di maggio, in occasione della ricorrenza di San Pancrazio in quello splendido e suggestivo luogo si svolge la tradizionale Festa di San Pancrazio, gli abitanti di Campodenno salgono quassù anche il 16 agosto, San Rocco, per ricordare un voto fatto nel 1836 per ottenere la fine di una pestilenza.

Le foto su Facebook

Autore/i: Salvatore Stringari
Rispetta la montagna! Riporta a casa i tuoi rifiuti non lasciarli sui sentieri!
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Correzione integrazione testo di Paola Gardin.
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