523 Monte Tudaio

Monte Tudaio
Monte Tudaio -© Copyright 2020 By Salvatore e Paola. – La Traccia, Escursioni e Viaggi

Monte Tudaio

Data: 19-5-2011
Cima: Monte Tudaio m. 2140
Gruppo Montuoso: Monte Tudaio Brentoni
Cartina: Tabacco Foglio 016 Dolomiti del Centro Cadore
Segnavia: CAI 339
Tipologia sentiero: Mulattiera
Quota partenza: 880 m.s.l.m
Quota da raggiungere: 2140 m.s.l.m
Dislivello: 1260 m.
Tempi di percorrenza*: 8 ore
Difficoltà*: Facile ma lungo
Giro: A/R
Punti di appoggio: Chalet “Pino Solitario”
Acqua, sorgenti: no
Località: Vigo di Cadore
Copertura cellulare: sì
Parcheggio/i: sì
Tappe del percorso: Piniè, Chalet “Pino Solitario” 880 m – Val de Ciariè 897 m – Col Muto 1996 m – Forte di M. Tudaio 2114 m – Monte Tudaio 2140 m. e ritorno
Partecipanti: Autori
Autore/i: Sal e Paola
Nota: * i tempi di percorrenza e le difficoltà sono in base alla propria preparazione psico-fisica e tecnico pratica, conoscenza del ambiente alpino, di progressione, movimento in ambiente alpino capacità di orientamento.

L’escursione in dettaglio:

Monte Tudaio

Con il prezioso contributo di Paola Gardin

…da Belluno per la statale 51 di Alemagna andiamo verso Pieve di Cadore, passiamo Domegge e Lozzo, al bivio giriamo a destra per Pelos e Vigo di Cadore.
Da qui raggiungiamo la località Piniè e poi per la stradina ripida ma asfaltata, lo chalet “Pino Solitario” e il parcheggio, a 890 metri circa. Imbocchiamo il sentiero 339 che non è altro che una lunga strada militare a larghi tornanti costruita dal nostro genio militare tra il 1909 e il 1910. La mulattiera di guerra raggiunge la vetta del Monte Tudaio, una cima strategica da dove controllare con un complesso fortificato una vasta zona, le Valli d’Ansiei, Comelico e Carnia con i relativi passi e vie di accesso.

Monte Tudaio
Monte Tudaio -© Copyright 2020 By Salvatore e Paola. – La Traccia, Escursioni e Viaggi

Iniziamo passando i ghiaioni della Val di Ciariè (Giao de Ciariè) e un ruscello, il Rin de Soandre, saliamo i primi sette tornanti delle Calade che fino al 1900 erano l’inizio di un antico e faticoso sentiero, il Troi de Matìo (Matteo in dialetto) di cui l’ardita strada militare segue in parte il tracciato.
Tutto il percorso storico è provvisto di cartelli esplicativi, non bisogna lasciarsi scoraggiare dalla successione di pannelli con l’infinito zig zag dei 35 tornanti dove la freccetta “voi siete qui” pare ci prenda in giro nel nostro avanzare! Non sembra, ma pian piano si guadagna quota.
Alla base dei tornanti, sulla roccia, sono infissi dei grossi anelli, servivano per far scorrere le funi con cui i soldati trainavano i pesanti cannoni e tutto il materiale di costruzione del forte, certamente faticavano ben più di noi, ci sembra che i sassi e il vento conservino ancora la memoria del sudore e delle bestemmie.
Ci alziamo cominciando ad ammirare il panorama, le cime innevate dei monti all’orizzonte contrastano col verde vivo dei boschi sottostanti, passiamo la “Pojada”, un punto di sosta dove chi saliva per il vecchio sentiero di Matìo tirava il fiato, poi una prima galleria e arriviamo al “ Fornato” una grotta usata dai pastori e poi dai militari. Un cartello ci ricorda i due montanari morti durante i lavori della realizzazione della strada, sfracellati uno dallo scoppio di mina e l’altro precipitando nella sottostante Val de Ciariè.

Monte Tudaio
Monte Tudaio -© Copyright 2020 By Salvatore e Paola. – La Traccia, Escursioni e Viaggi

Il panorama si fa sempre più bello, vediamo i paesi di Vigo e Laggio e in fondo alla verde vallata il Lago di Centro Cadore, dominato dall’Antelao.
Procediamo, località La Lasta, il nome indica un posto con lisce pareti rocciose inclinate o piatte, poi arriviamo alla Fontana, un punto di rifornimento d’acqua, ma per ottenerla bisogna” soffiare nel tubo superiore e aspirare da quello inferiore”: meglio portarsi le borracce, come abbiamo fatto noi. I tornanti sembrano non finire mai, siamo però a circa metà percorso, alla “Busa” a metri 1551, dove troviamo la casermetta, costruita nello spiazzo prativo al posto della casera usata dagli abitanti di Piniè durante la fienagione. Dopo la guerra, la costruzione servì ancora come deposito per il fieno, la gente di montagna se può non butta nulla, ricicla. Saliamo ancora, passiamo Lavinà Grande, il toponimo indica un posto spazzato in inverno dalle valanghe, ma è anche un luogo dove d’estate si possono scorgere i caprioli al pascolo. Ai lati della mulattiera cominciamo a vedere, oltre al panorama e ai fiori primaverili, anche i resti di costruzioni militari. Siamo sul Col dell’Elma, metri 1735, qui in tempo di pace si accumulavano i mucchi di fieno (detti elme o mede) mentre in tempo di guerra vi furono costruiti un osservatorio e un ricovero, possiamo vedere i ruderi delle cisterne per la raccolta dell’acqua.

Avanti ancora, un cartello strappato indica Pala de Jarone, pensiamo voglia dire “ghiaione” invece prende il nome da un pastore del Tudaio, tal Jarone o Jeronimo abitante a Piniè. Alla svolta di uno dei tornanti il pannello riporta la foto di un carabiniere, nello spiazzo ora vuoto sorgeva infatti la baracca dell’Arma con il posto di blocco. Ora non c’è nessuno a fermarci, però facciamo una sosta, il panorama lo merita. Più avanti troviamo la neve che conserva le orme di un capriolo, siamo a maggio e c’è il sole, ma siamo sul versante occidentale e troveremo ancora molta neve accumulata all’imbocco e alla fine delle gallerie che passeremo più avanti. Quota 1960, Col Muto (il muto in dialetto è un pezzo di tronco d’albero) passiamo dentro la lunga galleria di 120 metri, scavata per installare i cannoni nelle caverne, quattro gallerie che si biforcano dalla principale, rivolte verso Auronzo, la Val d’Ansiei, il Passo Zovo e Santo Stefano di Cadore.
Strumenti di morte nascosti sotto i pascoli e i boschi del Col Muto.
Ora il percorso si fa meno ripido, passiamo la galleria “Tofo” dove c’era un altro posto di blocco e arriviamo alla Costa del Tudaio dove nel 1915 furono realizzate due trincee difensive, armate di mitragliatrici.
Proseguiamo sulla mulattiera, a destra abbiamo le pareti rocciose e scoscese che precipitano in basso, a sinistra cominciamo a vedere i tralicci posti sulla vetta del Tudaio. La vista intorno è stupenda, capiamo perché il Forte fu costruito sul Tudaio, la vista spazia sul monte Cridola, gli Spalti di Toro-Monfalconi, le Marmarole, l’Antelao, riusciamo a vedere il Lago di Centro Cadore e quello di Auronzo, i Cadini di Misurina, il Gruppo del Popera…
Percorriamo gli ultimi otto tornanti, più piccoli e ravvicinati dei precedenti, lungo la strada vediamo i ruderi di alcuni baraccamenti e di una teleferica e finalmente dopo l’ultima, breve galleria entriamo nello spiazzo de forte, attorniato da un muro difensivo. Possiamo visitare (con attenzione e accendendo le torce) quello che resta del complesso, che era disposto su tre piani e comprendeva pozzi, cisterne, riservette, depositi e laboratori, frantoi, la batteria corazzata, un magazzino delle polveri scavato nel ventre della montagna, una caserma di due piani dislocata più a est e quanto altro necessario per una guarnigione di 300 uomini. Alla fine tutto questo impianto difensivo non servì a granché, non fu mai teatro di scontri. Tornò brevemente utile dopo la disfatta di Caporetto, poi fu abbandonato dagli italiani, dopo averlo reso inservibile, e fatto saltare dagli austriaci nel 1918. Seguì la sorte delle altre nostre fortificazioni, depredato dai recuperanti e poi dimenticato tranne che dagli escursionisti, attirati sia dalle rovine che dal magnifico panorama.

Monte Tudaio
Monte Tudaio, Antelao -© Copyright 2020 By Salvatore e Paola. – La Traccia, Escursioni e Viaggi

Oggi sul piano superiore del forte svettano ripetitori e antenne, certo lo sviliscono e deturpano, ma allo stesso tempo hanno permesso la sistemazione della mulattiera militare, che era in completo stato di abbandono. Dal 2001, grazie ai fondi europei e alla passione di molti volontari, sono stati fatti lavori di restauro e la sistemazione di molti pannelli didascalici.
Saliamo sulla sommità del Monte Tudaio, dove era posto l’osservatorio usato per dirigere il tiro delle batterie, ora possiamo ammirare pacificamente il panorama a 360 gradi e, anche senza i potenti cannocchiali militari, allungare la vista dalla vicina cima della Bragantina fino alle lontane Creste di Confine.
Ci fermiamo qui per il nostro pranzo al sacco, è un posto magnifico.
Per il ritorno ridiscendiamo gli otto chilometri di tornanti fatti all’andata, un percorso lungo che però vale la pena di affrontare, la cima ci ha ripagati di ogni sforzo. Scendendo vediamo i ruderi di altre fortificazioni, poste su un colle più basso, sopra l’abitato di Vigo. Deve essere il Forte di Col Piccolo, m. 1037, costruito prima di quello sul Tudaio e come questo ugualmente quasi inutilizzato durante il conflitto.
Arriviamo all’auto, sosta doverosa al Pino Solitario per le birre. Per il rientro a Belluno, da Piniè invece di scendere da Vigo verso Pelòs, andiamo dalla parte opposta in direzione di Cima Gogna arrivando in località Tre Ponti, alla confluenza tra il fiume Piave e il torrente Ansiei. Anticamente qui sorgeva un Castello che difendeva l’abitato di Agònia, l’attuale Cima Gogna, conquistato e distrutto dagli Unni. Il posto ha conservato la sua importanza strategica fino alle due guerre mondiali: abbattendo i tre ponti, si bloccavano le comunicazioni con il Centro Cadore, la Carnia e il Comelico. Arrivati sulla statale, riprendiamo a scendere seguendo il corso del Piave fino a casa.

Note: per i più allenati segnaliamo una variante di salita al Tudaio, il “Sentiero dei Mede” in parte attrezzato, che parte poco dopo lo Chalet “Pino Solitario” e sale ripidamente tra rocce e gradoni, in qualche tratto serviti da cordino, fino a sbucare direttamente al Forte Tudaio, consigliamo di informarsi prima sul suo stato attuale.

A Vigo di Cadore vale la pena di visitare, se si ha la fortuna di trovarla aperta, la bellissima Cappella di Sant’Orsola del 1300, con le pareti interne completamente dipinte. Un unico grande affresco descrive la leggenda della martire e delle undicimila vergini. Sant’Orsola, giovane principessa bretone convertita al cristianesimo, partì con alcune compagne per un pellegrinaggio a Roma, dove venne ricevuta dal papa. Al ritorno passò per Colonia che era stata conquistata da Attila e lì trovò il martirio per mano degli Unni insieme con le fanciulle del seguito che, per un errore di trascrizione, divennero undicimila, una strage.
Sal e Paola.
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