454 Casera Vescovà

Schiara Casera Vescova
Schiara e Rifugio Bianchet © Copyright 2019 By Salvatore e Paola – La Traccia, Escursioni e Montagna

Titolo: da La Stanga a Casera Vescovà.
Data: 13-7-2019
Cima: La Talvena Grande
Gruppo Montuoso: La Schiara Dolomiti Bellunesi
Cartina: Tabacco foglio 024 Prealpi e Dolomiti Bellunesi
Segnavia: Sentieri CAI 503 518 514 536
Tipologia sentiero: Escursionistico. (E)
Quota partenza: 486 m.s.l.m
Quota da raggiungere: 1862 m.s.l.m
Dislivello: 759 m. al Bianchet+ 617 m. alla casera Vescovà – tot. 1376 m.
Tempi di percorrenza *: in giornata
Difficoltà*: Escursionistico (E) difficolta escursionistica sviluppo notevole
Giro: Anello
Punti di appoggio: Rifugio Furio Bianchet 1245 m.s.l.m
Acqua, sorgenti: (torrenti)
Località: La Stanga – Pian de i Gat
Copertura cellulare: no
Parcheggio/i: sì vicino al torrente Val Vescovà e a Costa de i Pinei
Partecipanti: Autori
Autore/i: Sal e Paola
Nota: * i tempi di percorrenza e le difficoltà sono in base alla propria preparazione psico-fisica e tecnico pratica, conoscenza del ambiente alpino, di progressione, movimento in ambiente alpino capacità di orientamento.

Premessa: ci concediamo due giorni in montagna ai piedi della Schiara e dei suoi monti satelliti, la Talvena Grande con Casera Vescovà e il Monte Coro con il grande panorama sul Burel e la “Gusela”.

L’escursione in dettaglio: il nostro primo giorno sulla Schiara inizia sabato mattina, ce la prendiamo con comodo e alle 9 siamo a La Stanga, 486 m.s.l.m; parcheggiamo in uno spiazzo a destra della statale 203 agordina, vicino alla forra del torrente Vescovà, che qui si getta nel Cordevole. In alternativa si può proseguire per un chilometro circa e salire a destra fino al parcheggio di Costa de i Pinei, dove inizia lo sterrato vietato ai mezzi privati.
Saliamo verso il Rifugio Furio Bianchet prima per sentiero abbastanza ripido e poi per lunghi tratti sulla stradina sterrata, proveniente da I Pinei, che sale con i suoi innumerevoli tornanti fino al Pian de i Gat. La mulattiera è un po’ noiosa, percorre la selvaggia Val Vescovà ora tra boschi che non permettono di godere la vista della forra, ora in cengia sovrastata da pareti verticali e franose. A volte possiamo tagliare i tornanti seguendo il vecchio sentiero, passiamo una grande frana (cartello di pericolo), a un tornante troviamo la piccola sorgente di acqua freschissima che poi si getta nella forra (Fontana Freda, 937 m.s.l.m.) e arriviamo al Sass dei Companc (con la c di ciliegia) m. 1151 s.l.m. un dosso boscoso caratterizzato da due grandi massi. Proseguiamo attraversando un ponte che nel punto più stretto della forra ci permette di passare sul versante opposto, saliamo ancora e alla fine raggiungiamo il Rifugio Bianchet al Pian dei Gat, 1.245 m.s.l.m. circa 2 ore e mezza dalla partenza.
Sosta e pranzo al rifugio con ottime tagliatelle casalinghe al sugo d’oca e birra. Il posto è riposante e tranquillo, alcuni gruppi di escursionisti (da qui passa la variante facile dell’ultima tappa dell’Alta Via n. 1) sono già scesi a valle e restiamo in pochi, silenziosi ospiti. Il bel prato provvisto di tavoli e sedie a sdraio con vista sulle magnifiche pareti del Pelf-Schiara a sud e della Talvena a nord ci invita alla siesta, siamo quasi decisi alla pennichella ma…se facessimo due passi verso Forcella La Varetta. Le gambe si mettono in moto da sole e, zaino leggero in spalla, partiamo verso le 13:30 iniziando la lunga e ripida salita sul sentiero 518 fino a incrociare il sentiero 514, Alta Via dei Bellunesi (a destra il sentiero porta alla ferrata del Màrmol e al rifugio Settimo Alpini) Noi andiamo a sinistra verso forcella “La Varetta” 1704 m.s.l.m., siamo sul percorso dell’Alta Via n. 1, fatta tutta anni fa, dal lago di Braies a Belluno città, ferrata compresa. Poco prima del piccolo capitello di Sant’Antonio facciamo l’incontro con una vipera che si era assopita al caldo sole e che in fretta cerca di sottrarsi allo scarpone di Salvatore che scatta indietro, Paola di riflesso balza anche lei. A parte questo piccolo inconveniente, entrambi salvi, ci godiamo il percorso in quota col panorama sulla splendida Schiara, la guglia della Gusèla e in basso il rifugio Furio Bianchet e la Val Vescovà. Raggiungiamo la Forcella da dove vediamo una parte delle cime del Van de Zità con ai piedi il Rifugio Fontana. A questo punto lasciamo il percorso dell’’Alta Via, che scende verso il Pian de Fontana e andiamo a sinistra verso Casera La Varetta 1709 m.s.l.m.

Casera la Varetta
Casera La Varetta © Copyright 2019 By Salvatore e Paola – La Traccia, Escursioni e Montagna

Le baite e la lunga stalla, che un tempo conteneva fino a sessanta vacche, sono ancora in piedi nella verdissima conca. Saremmo arrivati alla meta e potremmo tornare indietro, però il sentiero tentatore continua, in salita, tra pascoli e strane formazioni rocciose. Continuiamo anche noi, dopo aver guadagnato una piccola sella, proseguiamo per prati e infiniti ex pascoli sotto le pareti della Talvena, un luogo che ci incanta per la bellezza, la solitudine e il silenzio. Siamo gli unici essere viventi, oltre a noi solo qualche camoscio che ci tiene d’occhio dall’alto e gli uccelli che planano liberi nell’aria. Traversiamo lungamente prima di scendere verso Casera Vescovà, costruita su un poggio in mezzo ai bei pascoli che calano verso la Val Vachèra. Facciamo una breve pausa alla casera, ben restaurata e da poco riaperta, la stalla invece è crollata. Ci fermiamo poco, anche se ci tenta la voglia di fermarci qui, ma vogliamo tornare al Rifugio in tempo per la cena. La casera è una bellissima costruzione che si può usare come bivacco, con cucina e sei posti letto (ma solo tre coperte), l’acqua è poco sotto, sul sentiero che scende.

Casera Vescovà
Casera Vescovà © Copyright 2019 By Salvatore e Paola – La Traccia, Escursioni e Montagna

Sul libro della baita troviamo le firme dei nostri amici che erano stati qui una settimana fa, firmiamo anche noi e poi ritorniamo per la lunga e ripida Val Vachèra, tra qualche schianto superabile facilmente, sempre erta fino al fondo, dove incrociamo il greto del torrente della Val Vescovà. Dall’altra parte inizia il sentiero, poco visibile, poco frequentato e tanto franoso che risale al Rifugio dove arriviamo alle 18.30 accolti dai gestori con squisita cordialità, in tempo per la doccia e la graditissima cena. Siamo solo in tre ospiti, oltre a noi due, per fortuna isolati con i nostri russosi sogni in una cameretta, c’è solo una simpatica ragazza che sta percorrendo l’Alta Via. Il suo compagno di avventura non se l’è sentita di scendere per la ferrata del Marmòl, così domani la raggiungerà il papà per accompagnarla. Notte silenziosa e ristoratrice, domani la nostra meta sarà il Monte Coro.

Nota: una curiosità, il Pian dei Gat deve il suo nome non ai pelosi felini, ma alle nuvole basse, a forma di batuffoli cotonosi, che in dialetto sono chiamate “Gat” come anche i semi lanuginosi dei salici (Gat o gattici).

Sal & Paola
© Copyright 2019 By Salvatore e Paola – La Traccia, Escursioni e Montagna

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