593 Anello di Modolo con variante

Anello di Modolo

Anello di Modolo con variante

Data: 29-1-2021

Scheda Tecnica Riassuntiva:

Cima: nessuna
Gruppo Montuoso: Prealpi e Dolomiti Bellunesi
Cartina: Tabacco foglio 024 Prealpi e Dolomiti Bellunesi
Segnavia: nessuno
Tipologia sentiero: stradina sterrata e sentieri non censiti
Quota partenza: m.s.l.m 444
Quota da raggiungere: m.s.l.m 717
Dislivello: m. 273
Tempi di percorrenza*: due ore e mezza circa
Difficoltà*: facile, assenza indicazioni
Giro: anello
Punti di appoggio: Castion, Losego
Acqua, sorgenti: ruscello
Località: Castion BL
Copertura cellulare: sì
Parcheggio/i: sì, a Modolo
Tappe del percorso: Modolo, sterrata e sentieri, Losego, Modolo
Partecipanti: Paola e Paola

Nota: * i tempi di percorrenza e le difficoltà sono in base alla propria preparazione psico-fisica e tecnico pratica, conoscenza del ambiente alpino, di progressione, movimento in ambiente alpino capacità di orientamento.

L’escursione in dettaglio:

il 27 gennaio volevo fare quattro passi e da casa mia a Belluno ero salita a Castion. Passato il Ponte della Vittoria sul Piave, ho imboccato la stradina denominata via Sanfor, che veramente ho sempre chiamato “La Curta”, salutato il capitello della Madonna Bianca e raggiunto il paese. Ero stata sfiorata dall’idea di proseguire per Modolo, ma oramai si era fatto tardi. Sarà per un’altra volta, mi sono detta.

Anello di Modolo

Due giorni dopo, nel pomeriggio, è la volta buona, alle 15.30 raggiungo in auto Castion, proseguo brevemente per la strada che porta in Nevegàl e svolto a sinistra in direzione di Modolo, dove parcheggio nello spazio tra la Chiesetta e Villa Miari Fulcis.
Ho l’intenzione di fare il percorso canonico, un giro ad anello sulla stradina che scorre sulla piana castionese, conto di compiere il percorso tranquillamente in un’ora.
Inizio con un po’ di mestizia, qui venivo spesso con la mia cagnolina, quando ormai era anziana.
Dato che è un giro facile, mi proponevo di riservarlo per la mia vecchiaia “movesi la vecchierella canuta e stanca…”, ma oggi il tempo è limitato, le restrizioni anti covid mi impediscono di uscire dal comune di residenza, bisogna accontentarsi.
La stradina si snoda per le campagne, intorno è tutta proprietà privata con assoluto divieto di accesso, veramente anche la strada è privata ma generosamente è concesso di percorrerla a piedi. La vista è bella e vasta, a nord il Monte Serva si impone con la sua mole e la Schiara svetta alta con la sua Gusela, a est la piramide del Dolada si alza sopra le colline boscose, tutt’intorno campagne e casolari: un panorama bellissimo a pochi passi dalla città.
A metà percorso mi fermo per scattare qualche foto e una ragazza che procede svelta mi sorpassa e si appresta a tagliare per la campagna. Memore della strigliata presa anni fa quando in due osammo mettere piede fuori dal tracciato consentito, le domando se è permesso passare di là. Mi rassicura, qui si può, colgo l’occasione al volo e le chiedo se posso accodarmi. Gentilmente si offre di insegnarmi un sentiero che lei conosce, senza entrare in proprietà private. Con sollievo noto che più che una ragazza è una “signora” del posto e quindi affidabile, sa tutti i nomi (i vecchi toponimi) dei luoghi e a chi appartengono le antiche ville e le campagne attorno. Passata la campagna innevata, dove si vedono solo le tracce degli animali selvatici, ci tuffiamo nel bosco, sgattaiolando sotto i cespugli scendiamo sul greto di un ruscello, lo passiamo e risaliamo dalla parte opposta fino a rasentare una recinzione. Oltre la rete il terreno è pulito, ordinato e percorso da una bella stradina, noi ne restiamo fuori seguendo una vecchia sterrata sconnessa e assediata da piante e rovi. La mia guida va avanti sicura e agile come uno scoiattolo, salta rami, rovi e tronchi sul terreno sconnesso di ciottoli gelati e innevati, io dietro cerco di tenere il passo, ma non mi è facile. Passiamo un rio che credo sia la Meassa, ma lei la chiama “Measeta” con un tono affettuoso, come chiamasse il micio di casa, su un precario ponte di legno, due tronchi lisci e ghiacciati. Seguo questa tipa molto simpatica, si chiama Paola come me, ha 57 anni essendo nata nel 1963, io ho 63 anni e sono del 1957… lei va come un treno, sarà perché è pratica di questi posti come delle sue tasche o saranno i sei anni di differenza di età, in breve io sono sudatissima mentre lei pare bella fresca, mi indica varie direzioni, da lì si va a Bietter, dall’altra a Quantin ecc. Arrivate a un bivio, proseguiamo in salita a destra, tralasciando altre tracce che scendono verso la “Measeta” e risalgono l’altro versante verso il “Castelet”, altro bell’itinerario da fare, secondo la mia compagna. Saliamo per bellissime antiche mulattiere contornate da muretti a secco e arriviamo alla strada della Vena D’Oro, poco distanti dal complesso edilizio dell’ex Colonia dell’ENEL, col bellissimo parco che la circonda. Prendiamo sulla destra una sterrata, sempre con ciottoli scivolosi e muretti a secco, che sale in mezzo al bosco, sotto alle rocce. Non capisco come la mia omonima tenga un passo tranquillo mentre io la sto seguendo di corsa, al limite della resistenza, restando sempre 10 metri indietro. Sono anche presa da vecchi ricordi, mi vengono in mente le descrizioni che la mia nonna paterna mi faceva di questi stessi posti, lei saliva da Belluno passando per le Coste, passava dai suoi parenti De Bertoldi e poi proseguiva per Col di Cugnan, dove soggiornava a casa di una sua compagna di scuola. Purtroppo mia nonna non poteva affrontare una camminata e insegnarmi l’itinerario, ma il suo racconto era così particolareggiato che mi sembra di riconoscere qualcosa nel percorso odierno, forse è solo suggestione. A passo di bersagliere raggiungiamo le prime case di Losego, non mi rendo nemmeno conto che stiamo sconfinando tanto sono trafelata mentre la mia compagna è tranquilla, questo è uno dei suoi abituali percorsi. Scendiamo per qualche centinaio di metri per lo stradone, poi infiliamo sulla sinistra un’altra sterrata che in discesa ci riporta a incrociare al bivio la mulattiera di salita. Torniamo a caracollare su acciottolati sconnessi, fare le equilibriste sulla breve passerella precaria e saltare tronchi e rovi infilandoci nel bosco. Alla fine ci ritroviamo dove ci eravamo incontrate, a metà dell’anello di Modolo e ci salutiamo, lei va a destra verso casa, io rinuncio a completare l’anello: sono le 17.20 e mi conviene ritornare per la strada già fatta in andata, più piana e ancora illuminata dalla luce del tramonto. Ho i capelli bagnati come avessi fatto la doccia, mi ricordo che quando i cavalli sono sudati bisogna farli trottare…anche se gli scarponi grossi non sono l’ideale per la corsa campestre, già che ho corso per due ore torno al piccolo trotto verso la mia auto. Che dire, una magnifica variante all’anello di Modolo, zeppo di antichi percorsi che non mancherò di riscoprire. Mi rendo conto che le indicazioni date per questo itinerario sono vaghe, non ci sono cartelli né cartine, ma io ora lo so!

Nota: Vena D’Oro, gli edifici sorgono sulla sinistra idrografica del Piave, alle pendici nord –orientali del Nevegàl, sulla strada che da Levego sale a Cugnan. Il parco di sei ettari custodisce due fonti di acqua, conosciute fin dai tempi antichissimi. Nel 1400 vi era situato un convento di frati, nel 1850 circa il Cav. Giovanni Maria Lucchetti riscoprì le proprietà terapeutiche delle acque, acquistò vasti terreni e fece costruire un grande albergo per le cure idroterapiche, che attirarono nobili e personalità da tutto il Veneto, l’Austria e altri paesi europei. Oltre all’ Hotel c’erano uno stabilimento balneare, il bar col biliardo, il centro ricreativo e altro ancora, il tutto circondato da un bellissimo parco con fontane e alberi esotici, frutteti, orti e giardini. Dopo la morte del suo creatore, gli eredi vendettero la proprietà. Abbandonato dopo la Seconda Guerra, il complesso fu acquistato dalla Sade e poi dall’Enel, che lo adibì a Colonia per i figli dei dipendenti e lo tenne fino agli anni 90. In seguito la proprietà passò a privati e ora è data in comodato d’uso all’associazione Veneta Insieme Verso Nuovi Orizzonti, un centro per l’accoglienza, il sostegno e la formazione delle persone.

Autore: Paola Gardin
E voi ci siete stati? Mi lasciate un commento qui sotto?
Pubblicato da Salvatore Stringari – La Traccia, Escursioni e Viaggi
© Copyright By Paola Gardin.

8 pensieri riguardo “593 Anello di Modolo con variante

  1. Mamma mia mi è venuto il fiatone solamente a leggerti!!!! A Parte la bellezza dei luoghi, ma non hai mai paura ad avventurarti così da sola nei boschi? 🙂

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  2. vittynablog, grazie per avermi letto, dimostri tanta empatia! No, non ho paura di andare per monti e boschi da sola, avrei più fifa nel vagabondare in una città che non conosco. L’unico problema di andare da soli è la possibilità di farsi male e non riuscire a chiamare aiuto, per questo sono diventata più prudente di una volta, da sola vado dove so di trovare altri escursionisti, porto il cellulare e giro armata…ho sempre in tasca il coltellino per funghi anche d’inverno.

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  3. Bel giro, grazieee….ma volevo chiederti…..dove hai preso la stradina x andare verso la vena d’oro??? Passato il ponte che ora rimettono a posto, verso la casa di Ferragamo?? Ma non è tutto recintato?? Io la facevo anni fa in bicicletta ma ora è chiusa la strada…..grazzieee ciaoooo Germana

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  4. Ciao Germana ti rispondo da parte di Paola che mi dice che non riesce a commentare il blog per via di problemi con il suo account lei dice che riuscirebbe a ripeterlo portandoti sul posto perché non si ricorda ed è difficile da spiegare a parole. Se vuoi andare sul suo profilo di FB trovi le foto nell’album Anello di Modolo

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